MICHELA - I WANNA SING FOR YOU

Format: cd in jewel box con booklet 12 pagine.

michela vazzana_cd in jewel box

Michela nata a Venezia, trasferitasi a Bologna alla tenera età di tre anni, a 17 con la prima chitarra regalata dai genitori scrive le sue prime canzoni in Inglese; gli impegni con varie band e i numerosi viaggi nel mondo si susseguono e costringono Michela a reprimere la vena compositrice dell'artista. Per lungo tempo vive a Los Angeles dove oltre a perfezionare l'inglese conosce il suo idolo Al Stewart e i musicisti che lo accompaganano tra i quali Peter White e Robert Alpert. E' questa l'atmosfera musicale che Michela predilige e sente più sua, che consente il riemergere della vocazione a comporre brani. L'album di cui vedete la copertina a fianco e che Michela ha intitolato "I wanna sing for you" (voglio cantare per te) ha undici brani, (di cui uno strumentale) naturalmente in inglese, ottimale per il suo genere e rappresentano una panoramica eccellente delle sue più significative composizioni e di alcuni momenti importanti della sua vita. "Just an illusion" brano rockeggiante, molto stile America (altra band amatissima dall'autrice). "Memories" è una delle primissime canzoni scritte da Michela, con un bellissimo gusto celtico. "Kiss me that way" (la musica è di Mimmo Turone) è un brano sensualissimo e piacevole da ballare. Altrettanto ballabile e gradevole "Little girl" brano d'apertura del CD con musica di Robert Alpert. Struggente "Song for Paul", dove spicca il violino (arrangiato da Michela) suonato dal maestro Tony Raffaele. Bellissima e potente "I'll never know", porta la firma della composizione di Franco D'Ammicco e Massimo Albrescia, letterea ad un padre la cui figlia, ormai cresciuta, non ha mai conosciuto. "I wanna sing for you" ricorda lo stile di Suzanne Vega (un'altra artista alla quale Michela si è sempre ispirata). E' una ninna nanna dedicata alla nonna paterna di Trento, unico brano dove Michela suona la chitarra. "In the darkness" e "To a friend", sono stati scritti su brani di Peter White, dal toccante sapere "moody"(malinconico), in particolare la seconda dedicata ad un amico che non c'è più. In "The end of a dream", un'altra delle prime composizioni di Michela, è doveroso citare quello che lei definisce il suo "braccio destro". l'incredibile artista bolognese, polistrumentista, tecnico e fonico, il bravissimo Michele Vanni (ne dà prova tangibile come chitarrista in questo brano) che insieme a Michela ha curato tutti gli arrangiamenti e (violino escluso) suonato tutti gli strumenti. Meravigliosa è anche la conclusione del CD con la versione strumentale di "Song for Paul" dove la nostra artista lascia spazio solo alla musica di uno stratosferico violino del già citato maestro che ci trasporta in un'altra dimensione. Prerogativa migliore di Michela è la Sua Voce, ascoltate e giudicate!

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